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  ActaDiurna [ ******Il diario mio****** ]
         



"Da tenere a mente..."


"...I principi restano e le idee invece cambiano con gli uomini cui vengono date in appalto. L' impegno della coerenza ho imparato a riservarlo soltanto ai valori fondamentali cui un uomo deve ispirare la propria condotta: il dovere dell' onestà, del coraggio, della responsabilità. Ma sul piano delle idee, sono state proprio l' onestà, la sincerità ed il coraggio che mi hanno costretto a cambiarle ogni volta che mi sono trovato di fronte all' evidenza del loro o del mio inganno".
(Indro Montanelli)

 

 

 

 

 

 

"...La vera scelta non è tra essere fedele ai valori o tradirli, ma tra avere il coraggio di cambiare e rinchiudersi nel conforto della propria identità. I valori non possono essere cambiati, le politiche si".
(Tony Blair)



 
“Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu possa esprimerla”
(Voltaire)

 


“E’ morale ciò che ti fa sentir bene dopo che l’ hai fatto e immorale ciò che invece ti fa sentir male”

( E. Hemingway)

 



“Chiunque può sbagliare; ma nessuno, se non è uno sciocco, persevera nell’ errore”

( Cicerone)

 



“La gloria più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta”

( Confucio)

 


“Il cuore, non la ragione, sente Dio; ecco ciò che è la fede: Dio sensibile al cuore, non alla ragione”

( B. Pascal)

 



“Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare di avere torto; anche perché è come dire che oggi è più saggio di quanto non fosse ieri”

( J. Swift)

 


“C’ è una misura nelle cose; vi sono precisi confini, oltre i quali e prima dei quali non può sussistere il giusto”

( Orazio)



 


“E’ la volontà che fa l’ uomo grande o piccolo”

( F. von Schiller)

 



“Nessun colpevole può essere assolto dal tribunale della sua coscienza”

( Giovenale)





“Dubitare di te steso è il primo segno di intelligenza”

( U. Ojetti)

 



“Una cattiva azione non ci tormenta appena compiuta, ma a distanza di molto tempo, quando la si ricorda, perché il ricordo non si spegne”

( J. J. Rousseau)

 




“Non c’ è speranza senza paura né paura senza speranza”

( B. Spinoza)

 



“Pochi avranno la grandezza per raggiungere la storia, ma ciascuno di noi può agire per cambiare qualcosa nel mondo, e nell’ insieme di tutte queste gesta sarà scritta la storia di questa generazione”

( J. F. Kennedy)

 



“Si deve smantellare la serietà degli altri con il riso, ed il riso avversare con la serietà”

( U. Eco)

 



“Nella guerra determinazione; nella sconfitta, resistenza; nella vittoria, magnanimità; nella pace benevolenza”

( W. Churchill)

 

 


“La gloria la si deve acquistare, l’ onore invece basta non perderlo”

( A. Schopenhauer)

 



“Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. A loro non si è svelata la bellezza della vita”

( B. Pasternak)

 



“Spesso guardando le quantità degli oggetti messi in vendita, Socrate diceva a se stesso: di quante cose posso fare a meno”

( Socrate)

 

 

 



19 settembre 2006

b

b




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19 settembre 2006

benv

benv




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29 aprile 2005

I motivi per cui fallirebbe il "Partito unico riformista"

La strana uscita di Berlusconi sulla questione del partito unico, del proporzionale e del bipolarismo ha riportato all’ attenzione di tutti anche la vicenda della federazione riformista dell’ Ulivo.

Al di là di quanto si stradica a destra, credo che la questione a sinistra debba essere valutata con più attenzione, freddezza e calcolo. Premesso che chi scrive è un riformista convinto, che però insiste molto sul fatto che non sarebbe male spiegare anche alla gente normale cos’ è precisamente il riformismo, vorrei esprimere le mie perplessità in merito al partito unico.

     A livello teorico la prospettiva della formazione di un partito unico che raccolga in se tutte le forze riformiste del panorama politico italiano è quanto di più auspicabile ci possa essere. A qualcuno anzi appare addirittura scontato che forze come i DS, lo SDI e la Margherita, che in sostanza sono sul piano politico quasi ( e sottolineo quasi) indistinguibili, si riuniscano in un unico soggetto politico. A livello però pratico le cose cominciano ad essere diverse, e la teoria deve necessariamente fare i conti con la realtà.

     Tanto per cominciare, da un punto di vista esclusivamente elettorale, la Storia insegna ( anche quella più recente delle ultime europee) che quando dei partiti si riuniscono, nel totale prendono sempre meno di quanto prenderebbero separatamente.

Questo accade molto semplicemente perché la pratica è appunto molto più ostica della teoria. Mi spiego meglio. Prendiamo i tre partiti della federazione e facciamoli competere nella stessa coalizione, ma separatamente, nelle prossime elezioni comunali della mia città. Ognuno dei tre partiti si presenterebbe con 20 candidati ciascuno al consiglio comuale ed ognuno dei 60 candidati totali si impegnerebbe al massimo per non fare quanto meno brutta figura. Ora supponiamo che quei tre partiti si fondessero in un unico soggetto. Ebbene in questo caso i candidati non sarebbero più 60 ma 20. Gli altri 40 che rimarrebbero fuori dalla lista, ma sempre dentro al partito, siamo proprio sicuri che si impegnerebbero allo stesso modo con cui si sarebbero impegnati se fossero candidati personalmente? La domanda è retorica.

     Poi c’ è un’ altra questione che rende poco auspicabile che si proceda con la creazione del benedetto partito unico: la modalità con cui si intende giungere a tale obbiettivo. In pratica il nuovo soggetto politico, gia da molti definito “Partito Riformista”, dovrebbe nascere dalla fusione fredda di partiti preesistenti, ognuno dei quali più o meno affermato ma comunque fortemente identitario.

Da un punto di vista puramente politico accadrebbe che assisteremmo alla creazione di un partito che nascerebbe sin dal primo momento con al suo interno enormi e fortissime correnti, che altro non sarebbero che i vecchi partiti. Infatti ognuno si sentirebbe logicamente legato innanzitutto al gruppo di provenienza e solo in secondo luogo al nuovo partito. E gia sappiamo che alla minima divergenza le diverse correnti si scontrerebbero con un vigore alimentato dalla diversa provenienza, dalla nostalgia, e da un desiderio di libertà maggiore rispetto a quella concessa dallo stare ingabbiati in un partito nato non spontaneamente ma forzatamente.

     Figuriamoci poi che accadrebbe quando comincerebbero le prime “eliminazioni” dagli scranni più autorevoli. Potrebbe mai ad esempio avere questo nuovo partito ben 3 segretari? Ovviamente no. Ed ecco che gia avremmo le prime delusioni e i primi rancori quando chi era segretario del suo partito, ora a causa del partito unico non lo è più. Le stesse delusioni poi le avremmo ovunque con i vari organi dirigenti che, per rimanere snelli e gestibili, dovrebbero cominciare a chiedere a qualche dirigente di un ex partito di farsi da parte perché di troppo. Questo qualcuno insomma verrebbe deresponsabilizzato, con il conseguente calo di impegno che è fisiologico in qualunque campo, quando non ci si sente più direttamente coinvolti. Tutto ciò a danno del partito stesso.

     Insomma, alla luce di queste nefaste ma probabili difficoltà, siamo proprio certi che la strada che si sta seguendo sia quella giusta che porterà vantaggi alla Sinistra italiana e quindi al Paese? Non sarebbe invece più semplice, logico e conveniente che solo uno dei tre evolva in “Partito riformista italiano” e poi attendere le conseguenze? Se saran fiori fioriranno. Infatti potrebbe accadere che se, ad esempio, i DS attuassero tale evoluzione, magari verrebero premiati in misura tale che la forbice tra il nuovo soggetto e gli altri partiti, si allargherebbe talmente tanto che alla fine quelli che rimarrebbero dei piccoli partiti si farebbero semplicemente e pacificamente assorbire senza pretese e quindi senza disordini. E’ vero, questa è forse fantapolitica, ma chissà che non sia la via migliore per realizzare il sogno.




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